Prima indagine di J
Per prima cosa tornai sulla scena del crimine. Che raccapriccio. Mi tornarono in mente quei momenti frenetici in cui, sotto lo sguardo dei miei occhi ancora innocenti, si stava consumando il crimine più efferato che mai avessi potuto immaginare.Solo alcuni giorni più tardi capii che nulla sarebbe stato più come prima. Tornare lì fu per me un vero trauma, ma le indagini dovevano proseguire. Con i potenti mezzi investigativi a mia disposizione, un racchettone da spiaggia penosamente spacciato per lente di ingrandimento e un cane rognoso trovato per caso sul luogo del delitto, iniziai le ricerche.
Neppure io sapevo cosa cercare e perchè, ma fui fortunato. Trovai prima un anello con una pietra purissima: chi l'aveva comprato doveva essere una persona di indubbio gusto e raffinatezza, sicuramente ricca (di famiglia). Non era che il primo degli elementi inutili di questa indagine, l'avrei scoperto solo più tardi, ma in ogni caso la mia pupa sarebbe stata contenta di questo bel regalo. Brancolavo nel buio, quando, finalmente, qualcosa riaffiorò nella mia mente: perchè quella camicia era lì e, soprattutto, perchè evocava in me gli spettri di un passato che non vuole andarsene?
Il mio fido compagno a quattro zampe (che non è Checco ubriaco e neanche la Manu in bagno, ma il cane) poteva darmi una mano. In men che non si dica, annusò il camiciotto e riuscì ad individuare il presunto colpevole. Anche questo si sarebbe rivelato un buco nell'acqua. La Stazione dei Carabinieri di Cantoira mi mandò la foto segnaletica del soggetto che Fido aveva individuato. Anche se si trovava nello stesso posto e se gli orari coincidevano, non poteva essere lui: aveva un alibi di ferro. Le indagini permisero di capire subito che il presunto colpevole era semplicemente l'ignaro proprietario del camiciotto, che aveva trascorso la serata in compagnia di un'altra dozzina di persone al di sopra di ogni sospetto che giuravano che mai lo avevano perso di vista e che mai si era allontanato dal locale in cui si trovavano.
Era uno di quei pomeriggi festivi stanchi e piovosi come il muco di una piovra, non sapevo che fare. Il bicchiere era il mio amico, cancellava la solitudine e mi faceva pensare ai migliori momenti passati nei peggiori bar di Caracas, ma questa è un'altra storia. All'improvviso, non so perchè, mi tornò in mente un caso che, lì per lì, avevo ignorato, ma che non era affatto risolto. L'incubo tornava alla mia mente nei momenti più inaspettati, qualcosa non quadrava: l'autore di quel gesto insano era ancora libero, poteva colpire ancora (Manu, ti piacerebbe..., ingorda ma buongustaia): "non c'è tempo da perdere".
Tah-dah"Diamine, devo fare qualcosa!"
In un batter d'occhio ero nella mia cabina telefonica preferita: un metro quadrato di vero confort, cucina a vista e bagno abitabile. In un altro batter d'occhio, e sono già due, proprio come gli occhi, ma anche questa è un'altra storia, avevo indossato il mio abito da lavoro. Ero comodamente avvolto in una prestigiosa palandrana in fresco lana con i cordoni argentati, i risvolti in raso e l'etichetta col mio nome ricamata all'interno, una vera sciccheria, l'indagine poteva cominciare.
"Bello questo :saranno 200 karati" - "UHMM""E' uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve fare" - "Qualcosa salterà fuori!"
Guardie, portatelo via! - La giustizia ha vinto
"Vai Fido, annusa! " - "Nonostante la faccia, ha un alibi di ferro"Ero distrutto, il pensiero di poter assistere ancora una volta a quell'indegno spettacolo mi paralizzava, ma ecco che il protettore di noi sbirri ci mise lo zampino. Mentre girovagavo inebetito per la scena del crimine, il proprietario dell'appartamento tornò a casa: il fiuto del mio compagno a quattro zampe non poteva sbagliare. Fido cominciò ad ululare: non ci potevano essere dubbi, avevo per le mani il colpevole.
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"Confessa, sei in trappola!"-"...Capo la carne è debbole!"
"Bravo Fido !"Iniziò un serrato interrogatorio che si concluse dopo ore estenuanti con una confessione piena ed incondizionata del reo.
Giustizia era fatta, non restava che assicurare il manigoldo alle patrie galere e festeggiare l'insperato successo con i miei collaboratori.
Finalmente la vita poteva continuare.